Le Ciaramelle di Raffone
di Stefano Saletti
Un viaggio nelle tradizioni popolari della provincia di Rieti tra zampogne,
"piripizzole" e poeti a braccio.
Ci arrampichiamo sulle montagne dell'amatriciano, in provincia d Rieti,
spinti da un duplice sentimento: da una parte la curiosità di
incontrare alcuni suonatori che appartengono alla storia della musica
tradizionale dell'alto Lazio; dall'altro la necessità di conoscere
le origini di quei suoni - e quelle melodie - che sono alla base della
nostra ricerca musicale come Novalia. Insieme con Raffaello Simeoni
incontriamo alcuni protagonisti di una tradizione musicale e poetica
affascinante che, dal canto a braccio ai saltarelli alle sonate per
la sposa, rischia di scomparire. Il nostro non vuole essere un approccio
accademico - né certamente esaustivo - ma una testimonianza "sul
campo" della ricchezza musicale del territorio reati no per far
conoscere storie e musicisti studiati nelle università, ma spesso
ignorati o dimenticati nella loro terra.
A
Rieti e provincia, infatti, malgrado ricerche effettuate da decine di
etnomusicologi, che hanno prodotto libri e svariate incisioni, esiste
una sostanziale ignoranza del valore di queste tradizioni. Al massimo
viene vissuto come fenomeno di folclore locale, da cui fuggire per emanciparsi.
Servirà molto tempo - e tanti altri studi - perché quello
che gli anglosassoni definiscono local heritage possa conquistare lo
spazio culturale che merita anche tra queste montagne.
Gli echi di Rosolino
Incontriamo Rosalino Rosati a San Benedetto d'Amatrice una piccola frazione
a pochi chilometri dal comune. Rosati suona le ciaramelle, come viene
definito il particolare tipo di zampogna "zoppa" utilizzata
nella provincia reatina, strumento arcaico legato al ballo e alle feste
popolari, religiose e nuziali.Le ciaramelle hanno la particolarità
di differenziarsi dalla zampogna tradizionale per una serie di modifiche
apportate sui fori digitali delle canne e sui bordoni, il più
piccolo dei quali viene tolto e il più grande otturato. Il suono
viene così prodotto dalle due canne melodiche, dette quella di
destra femmina e quella di sinistra maschio, che producono due melodie
che si rincorrono e si intrecciano in mille variazioni.
Di
solito ornano la zampogna frange rosse e fiocchi che sono elementi decorativi,
ma ai quali viene attribuito anche un significato magico. Usciamo all'aperto
- è una fredda giornata di dicembre - tra la neve e un pallido
sole che non scalda. Rosolino comincia a suonare un saltarello il cui
eco si riverbera sulle montagne. "Suono questo strumento da cinquanta
anni durante matrimoni e nelle feste popolari - spiega - la mia zampogna
ha trecento anni e arriva a me dopo una serie di passaggi da musicista
a musicista, testimoniati dalle iniziali incise 'sul ceppo' dello strumento".
Poi ci fa ascoltare la sonata della sposa, una suite in tre movimenti
(piagnereccia o pianipezza, camminareccia, crellareccia, che accompagna
lo svolgimento della cerimonia nuziale. "La piagnereccia viene
eseguita davanti al portone della casa paterna della sposa", spiega.
Ha un andamento lento e di solito un ritmo libero. La cosa che più
colpisce è la sua melodia triste, caratterizzata da effetti sonori
della zampogna che simulano il piano per l'abbandono della casa da parte
della ragazza. Il secondo movimento è detto camminareccia: è
la musica del corteo nunziale aperto dallo zampognaro. E' un ritmo binario
con suddivisione ternaria che ne dà un andamento ad incedere
adatto a descrivere la camminata festosa della sposa. Il terzo movimento,
la crellareccia, è il ballo che viene eseguito all'uscita degli
sposi dalla chiesa. Su ritmo binario, è spesso accompagnato dal
tamburello. "La crellareccia - spiega ancora Rosati - è
certamente più bella quando viene eseguita con la tamburella.
C'è un ritmo più incalzante e le ciaramelle possono essere
ancora più incisive".
Lei suona da solo o è accompagnato anche dall'organetto?
"Più che altro da solo. Ci può essere anche l'organetto,
però ha un suono molto distante e i due strumenti non vanno molto
d'accordo. Più interessante è l'incontro della ciaramella
con la tamburella".
Quanti sono rimasti a suonare le ciaramelle?
"Pochi, troppo pochi. Mancano i giovani, che al massimo si avvicinano
all'organetto. Purtroppo questa è una tradizione che scomparirà
con gli ultimi musicisti. Ed è davvero un peccato...".
La cantina di Raffone

Con Alfredo Durante detto Raffone, l'incontro avviene senza preavviso.
Andiamo a Torrita di Amatrice, poche case molte stalle, e chiediamo
della sua abitazione. Raffaello lo ha già incontrato una volta
tanti anni fa. Lo ricorda un po' scontroso e geloso del suo patrimonio
di conoscenze. Ci accoglie invece con gran cordialità e c'invita
nella sua cantina tra botti, ciaramelle e piripizzole (le ance che costruisce
per suonare).
Raffone è il più importante suonatore di zampogna del
territorio reatino. Novantenne suona ormai raramente, ma con due ospiti
non si fa pregare troppo e parte con un tipico saltarello amatriciano.
Eseguito nonostante l'età, con una maestria che fa impressione.
Poi ci mostra le ciaramelle avute in eredità dal padre, anch'egli
esperto musicista, e racconta.
"Suono da quando avevo 10 anni. Papà era "professore".
Costruiva le ciaramelle a mano, come mio nonno. Mio figlio e mio nipote
invece suonano l'organetto. Anche i miei fratellastri suonano l'organetto,
ma nessuno la ciaramella...forse perché ci vuole fiato. Mio nonno
e mio padre erano "artisti". Avevano lo strumento per arrotare
il legno, quello azionato con il piede, tipo il tornio. Facevano le
ciaramelle a mano. Io a dieci anni seguivo mio padre che andava in giro
per i paesi ad insegnare ai signori, quelli che avevano i contadini,
ai quali piaceva suonare. Ma quelli che riuscivano ed eguagliarlo erano
veramente pochi. Due o tre riuscivano a fare le piripizzole, gli otri,
insomma tutti i pezzi. Tanti le sapevano suonare ma a farle...Papà
non sprecava niente, usava tutto il materiale che aveva a disposizione".
Poi si alza e ci mostra un pacchetto pieno di ance che tiene debitamente
nascoste (dice che vengono a rubargliele...). "Soprattutto le ance
sono veramente difficili saperle fare bene in modo che suonino. La difficoltà
è propria nell'affinarle alla perfezione, con molta pazienza.
I problemi sono tanti: a volte si rompono, altre fischiano... Quando
un artigiano di un paese qui vicino mi ha mostrato le ciaramelle che
aveva confezionato su ordinazione d'altri paesani della zona, gli ho
mostrato le mie per fargli vedere la differenza di costruzione. Gli
ho detto che avevano più di cinquanta anni, ma quando le ha guardate
bene ha capito che in realtà potevano averne anche centocinquanta
anni. "Lo vedo dalla conformazione dei buchi", mi disse."
Raffone è un mare di ricordi, d'emozioni, d'esperienze, come
quando rappresentò la provincia di Rieti in un gemellaggio con
Londra, facendo ballare un intero aeroporto nell'attesa della partenza,
o quando lascia la sua Torrita per essere pregiato ospite di rassegne
o seminari di studio sulle tradizioni popolari.
"Quante feste e serenate ho fatto e quante donne ho conquistato..."
ricorda. "Cantavo e suonavo, facevo tutto da solo. Con la ciaramella
e la quartina ero forte...Parlavo mentre lasciavo la zampogna che continuava
a suonare da sola...Vallo a fa' mo'! Tra un mese avrò novanta
anni. Eh, quantu campu...".
La poesia di Paolo Santini
La zampogna spesso accompagna il canto dei poeti a braccio. Questa antica
forma espressiva, diffusa in varie regioni soprattutto del centro Italia,
prevede l'improvvisazione su temi popolari e dell'epica cavalleresca
dentro schemi codificati della tradizione letteraria italiana. Paolo
Santini è un poeta a braccio di Posta. E' uno dei più
giovani esecutori di questo tipo di repertorio. "Questa tradizione
nasce dal mondo pastorale che poi è quello che l'ha diffusa e
fatta arrivare fino a noi. I pastori andando con il gregge avevano l'abitudine
di leggere i grandi classici come la Gerusalemme liberata, l'Orlando
furioso, poi all'osteria li tramutavano in canto, facendoli conoscere
a chi li ascoltava. Erano cantati in ottava rima, in pratica otto righe
sei alternati e due baciati, in endecasillabi. Un esempio d'endecasillabi
può essere tratto dalla Divina Commedia di Dante:
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritovai per una selva oscura
che la diretta via era smarrita
"Questo è il ritmo che portiamo. A volte possono esserci
degli errori, contiamo dieci o dodici, ma avviene poche volte. Quando
ci riuniamo per cantare a braccio facciamo una specie di riscaldamento,
"mettiamo gli strumenti a fuoco", per prendere confidenza
con i temi e i ritmi del canto. Spesso si fa anche una gara, che può
durare tantissime ore. Cominciamo alle cinque del pomeriggio e finiamo
all'alba del giorno dopo. E in ogni caso non riesci mai a dire tutto
quello che vorresti. La terzina è un modo divertente di cantare,
devi rispettare la metrica stessa dell'endecasillabo; in pratica si
rispetta la terzina dantesca. Poi facciamo anche la quartina, due righi
alternati A B A B. Negli ultimi tempi la più diffusa è
la terzina perché scorre molto bene con l'organetto, con la ciaramella.
Mentre le ottave sono concatenate, cioè se finiamo in ello chi
parte deve cominciare con ello, per terzina bisogna proseguire a cantare
con la centrale A B A, quindi con la B. L'esempio ci viene ancora da
Dante:
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diretta via era smarrita
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!
"Le terzine sono usate per fare le serenate alle spose, nel giorno
delle nozze, al pranzo. Insomma rappresentano la festa perché
sono poi accompagnate dall'organetto, dalle ciaramelle". Poi Santini,
dopo un po' di "riscaldamento", comincia a recitare un'ottava
rima...
La tela de 'na vota era fatica
non se comprava mica a lu mercato
serviva la pazienza e l'arte antica
e un pezzettinellu 'e terra ben curatu
Assieme co la mamma e co 'n' amica
dopo d'averne bene soventato
spettianu impazienti la mattina
che verde se facea la cannaina...