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La transumanza, rievocazione ad Amatrice

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Chi non ricorda questa poesia che è il manifesto della transumanza in Abruzzo

I PASTORI

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

La transumanza ha origini antichissime, cenni storici “dall’Abbazia di Farfa” ne danno notizie fin dal tardo medio evo.
Tutti pascoli montani dell’Appennino erano ambiti e contesi da nobili, signorotti e feudatari. Le greggi d’inverno pascolavano nelle pianure sia del Tirreno che dell’Adriatico, ma all’inizio dell’estate, quando l’erba cominciava a scarseggiare erano costretti a trasferirsi sui monti. La transumanza è attiva ancora oggi, ma il trasferimento avviene con autotreni.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-27837>

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